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6 Giugno 2008

Apertura al culto e Solenne Dedicazione Chiesa Santa Maria di Nazareth

La casa di Nazareth è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, ad imitare.

Qui impariamo il metodo che ci permetterà di conoscere chi è il Cristo. Qui scopriamo il bisogno di osservare il quadro del suo soggiorno in mezzo a noi: cioè i luoghi, i tempi, i costumi, il linguaggio, i sacri riti, tutto insomma ciò di cui Gesù si servì per manifestarsi al mondo.

(Paolo VI, Discorso tenuto a Nazareth il 5 gennaio 1964).

Un tempio costruito con pietre viventi, compaginato dal Cristo e abitato dallo Spirito
Sac. Angelo Spilla – 16/06/2008

La comunità di S. Alberto Magno gioisce per la costruzione del nuovo complesso religioso “S. Maria di Nazareth” presso il quartiere Belvedere – Babbaurra rientrante all’interno dello stesso territorio parrocchiale.

Appena insediato come parroco a Sant’Alberto Magno, nel gennaio dell’Anno Santo del 2000, sia il vescovo Mons. Alfredo Maria Garsia sia il parroco don Cataldo Riggi, mio predecessore, affidarono a me l’incarico di provvedere alla costruzione di una nuova chiesa nel quartiere Belvedere.

  1. Riggi in maniera particolare caldeggiò questa proposta che coltivava nel suo cuore già da tempo. Mi consegnò anche delle piccole pietre che aveva prelevato da Nazareth, in Terra Santa, durante un pellegrinaggio parrocchiale, da destinare per la posa della prima pietra e mi disse anche che era suo desiderio di dedicare la erigenda chiesa propriamente a Santa Maria di Nazareth.

Con atto del giorno 8 febbraio 2000 ai rogiti del notaio Nino Italico Amico la Banca di Credito Cooperativo “G. Toniolo” di San Cataldo presieduta dal dott. Gaetano Saporito ha donato alla Diocesi di Caltanissetta, e poi questa ha trasferito alla parrocchia di S. Alberto Magno, la proprietà di terreno in Comune di San Cataldo di circa 7000 m2 di cui circa 2000 sono stati successivamente desmanializzati perché anticamente vi passava le Regia Trazzera Canicattì – Santa Caterina. Fu un momento aspettato da tanto tempo, soprattutto da Don Cataldo Riggi che ha sempre sperato in questo gesto generoso per dare finalmente una chiesa ad un quartiere grande come quello di Babbaurra.

La realizzazione del complesso sussidiario “S. Maria di Nazareth”, nel quartiere Belvedere- Babbaurra, si colloca in una programmazione diocesana per la nuova edilizia di culto predisposta fin dall’inizio dell’Anno Santo 2000, quando sono state individuate le necessità della Diocesi di Caltanissetta e sono state previste alcune priorità. Una di esse riguardava proprio questo complesso religioso di nuova edificazione da fare sorgere a San Cataldo, complesso sussidiario alla parrocchia S. Alberto Magno.

            Con la venuta di Mons. Mario Russotto in Diocesi si è proceduto quindi alla realizzazione di quest’opera, anche perché dallo stesso è stata caldamente incoraggiata e sostenuta.

            La costruzione di tutto l’intero complesso religioso, comprendente cioè casa canonica, salone, aule catechistiche, sacrestia, altri locali pastorali e sportivi e la stessa chiesa, ha avuto la durata di due anni e mezzo. E questo nello spazio che ha colto e vinto la sfida di unire bellezza, fede e riti nel linguaggio architettonico di oggi.

            Completato il progetto esecutivo, a firma del cardinale Camillo Ruini, il 15 aprile 2005 la Conferenza Episcopale Italiana ha concesso il contributo per tale costruzione. Mons. Mario Russotto, poi, il 26 Settembre seguente ha presieduto il rito della posa della prima pietra. Una mattonella con la scritta, e collocata davanti all’altare, segna oggi il punto esatto ove sono state collocate la pergamena e le piccole pietre della Casa di Nazareth.

            I lavori della costruzione sono cominciati nel dicembre del 2005 giungendo al termine dell’intera opera nel rispetto dei tempi programmati con l’impegno e la collaborazione di tutte le maestranze. Lungo il corso d’opera è stato modificato il progetto del tetto della chiesa, in quanto da tetto in cemento si è preferito in legno lamellare, realizzato dalla ditta Intral di Emma Salvatore.

            Rimane ancora da realizzare tutto il completamento esterno che prevede le strutture sportive, l’anfiteatro, i parcheggi, il campanile e la sistemazione del verde con l’illuminazione.         Sono certo che anche qui la Provvidenza ci aiuterà.

Il complesso edilizio, comprendente la costruzione della Chiesa, i locali pastorali e la casa canonica, è ubicato in un quartiere di recente edificazione  e di futuro ulteriore sviluppo, area che vede al suo interno anche una forte presenza di fabbricati di edilizia economica e popolare.

Il territorio parrocchiale di S. Alberto Magno, la cui Chiesa è stata costruita negli anni 1973-1975 mentre l’erezione della parrocchia si  è avuta con bolla vescovile in data 12 luglio 1969, ha visto sorgere in questi ultimi decenni il nuovo agglomerato edilizio con l’insediamento di innumerevoli nuclei familiari dislocati in una situazione sfavorevole per il raggiungimento del luogo di culto presso il complesso parrocchiale. La crescente domanda dei fedeli vedeva ormai inidonei i locali presi in affitto utilizzati per il culto e il ministero pastorale.

Il progetto del nuovo complesso sussidiario è stato realizzato dall’arch. Giuseppe Di Vita con suggerimenti storico liturgici di Mons. Giovanni Speciale e con il progetto delle strutture e la consulenza tecnica degli ingegneri Salvatore Andaloro, Calogero Arcarese, Cataldo Giammusso, Filippo Vitale e il geologo Angelo La Rosa, mentre l’esecuzione dei lavori è stata affidata all’impresa SICEF diretta da Giovanni Manduca.

Quando l’11 Novembre del 2000 è stata inaugurata e benedetta la croce del Giubileo, in questo terreno dove adesso sorge la chiesa di S. Maria di Nazareth, il cui rito è stato presieduto da Mons. Alfredo Maria Garsia, io ebbi modo di dire che questa croce costituisce un “topos”, luogo di ricordo, di memoria per l’Anno Santo del 2000 per tutti i fedeli. Adesso in questo stesso luogo avverto la necessità di aggiungere che non si tratta semplicemente di ricordo ma di dimora di Dio in mezzo al suo popolo.

Mediante, infatti, la costruzione della chiesa questo luogo oggi rappresenta la dimora e la presenza di Dio sulla terra. Certo, la Chiesa, così intesa, non si identifica con il luogo o l’edificio, ma di questa realtà universale e invisibile, l’edificio sacro è il segno visibile. Esso è il luogo privilegiato  del nostro incontro con Dio perché è il luogo dove si realizza e si rende visibile la comunità cristiana.

Ricordo anche che per il rito della posa della prima pietra, il 26 settembre del 2005, tutto l’evento sapeva di nascita,  di “battesimo”, di cammino pieno di speranza. Eravamo certi che a giorni, su queste case intorno, sarebbe echeggiato inevitabilmente il frastuono prodotto dalle scavatrici. Anche questo con un significato: si dovevano scavare le fondamenta per la “Dimora di Dio tra gli uomini”.

Ma ecco a distanza di pochi anni, due anni e mezzo precisamente, è seguito il rito dell’apertura al culto e della dedicazione della nuova chiesa. Era il 16 giugno 2008.

            Dio ha portato a compimento ciò che Lui ha voluto e di questo noi ne siamo oggi testimoni.

            Non posso nascondere perciò sentimenti di gioia e di commozione. Nascono dal fatto che il Mistero di Dio prende dimora fra gli uomini: “Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà Dio – con – loro” , come ci dice il testo dell’Apocalisse (Ap 21,3).

            L’evangelista San Giovanni nel prologo del Vangelo ci descrive il mistero dell’incarnazione del Verbo con queste precise e solenni parole: “Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). L’uomo ha bisogno di vedere, di toccare, di sentire la Presenza del Mistero presso di sé; di sentire il calore della sua vicinanza. Cristo, Verbo fattosi uomo, è la risposta insuperabile al desiderio dell’uomo di avere Dio come compagno del suo viaggio; di avere fra le proprie dimore anche la dimora di Dio.

            È soprattutto nella santa Eucarestia che noi celebriamo il Mistero del corpo glorificato di Gesù, tempio in cui la Presenza si fa visibile e tangibile. E di questa sua presenza noi Chiesa ne siamo il suo corpo; il corpo di Cristo è oggi la sua Chiesa edificata sul fondamento degli apostoli. Ce lo ricorda anche l’apostolo Paolo quando dice: “tempio di Dio siete voi” (1 Cor. 3, 17).

            Abbiamo vissuto questo momento di grazia come sentita esperienza di Chiesa vedendo adempiersi la Parola di Dio: “Tempio di Dio”. Tempio tutti, insieme. Non perché radunati da un’idea, dalla curiosità o dalla voglia di apparire, ma perché convocati in Cristo, attirati da Lui, crocifisso e risorto che ha promesso di rimanere con noi “tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

            

Se è vero come dice San Paolo che “Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo” (At 17,24) è anche vero che Dio ha deciso già di scendere sulla terra. “Il verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria” (Gv 1,14).

È Cristo, cioè, la risposta al nostro desiderio di avere Dio come compagno del nostro viaggio. E noi Chiesa ne diveniamo il suo Corpo, il Corpo di Cristo. La Chiesa che siamo noi è questo tempio santo, raffigurato visibilmente ora in questa costruzione di pietra.

            Ammirando, dunque, questa chiesa viene da pensare a quale dignità assurge questa costruzione: da umile edificio costruito come ogni altro edificio umano diventa ora dimora di Dio fra gli uomini. Veramente “grandi cose ha fatto il Signore per noi”.

            Se la Provvidenza divina è venuta in nostro soccorso per donarci questo tempio santo, siamo convinti, anche, che tocca ora a noi fedeli farne una vera, viva e bella costruzione spirituale. Al sacrificio per la costruzione si aggiunge adesso un maggiore impegno in campo pastorale

Questa costruzione, chiesa-edificio, ci richiama l’edificazione della vera Chiesa. Perché questo, alla fine, è lo scopo principale della costruzione materiale: la costruzione spirituale. A nulla varrebbe l’aver speso cure, denaro, fatiche per edificare queste mura, questa ”chiesa”, se essa rimanesse vuota, o se essa non servisse a edificare la vera “Chiesa” quella dei credenti in Dio, quella dei viventi per Cristo nello Spirito di grazia e di carità, e che formano la comunità locale, orante ed operante, espressione genuina e viva della Chiesa universale, corpo visibile e mistico di Cristo Signore.

            In questa nuova chiesa ci incontriamo con la Vergine Santissima, colei che nella Santa Casa di Nazareth ha custodito nel suo grembo verginale il Figlio dell’Altissimo, colei che lo ha donato alla Chiesa, al mondo, a noi.

            Il cuore di tutta questa intera opera rimane certamente la chiesa, centro di tutto questo complesso edilizio e casa di Dio tra le case degli uomini, appositamente inserita nel quartiere Belvedere per indicare una presenza di servizio, per richiamare la Santa Casa di Nazareth, la casa del Verbo fatto carne, la casa di Maria, con l’intento di stare nella storia con amore e recuperare profezia e creatività.           Amo pensare che anche in questo luogo si possono ripetere le stesse parole che Papa Benedetto XVI ebbe a pronunciare a Montorso – Loreto, in occasione dell’Agorà dei Giovani Italiani, il 2 settembre 2007 : “Qui il nostro pensiero va naturalmente alla Santa Casa di Nazarteh che è il santuario dell’umiltà: l’umiltà di Dio che si è fatto carne; si è fatto piccolo, e l’umiltà di Maria che l’ha accolto nel suo grembo; l’umiltà della creatura. Da questo incontro di umiltà è nato Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo”.

            La sacrestia, il battistero e la penitenzeria sono stati voluti appositamente all’inizio dell’aula santa. Entrando nell’aula sacra gli elementi principali e ben visibili, secondo gli insegnamenti della dottrina conciliare e la riforma liturgica, risultano l’altare, l’ambone, la sede presbiterale, il tabernacolo, il battistero e l’acqua santiera. Il crocifisso, collocato nella parete centrale, sopra la sede del celebrante, sta a richiamare il mistero della redenzione, e la statua lignea della Madonna, invece,  la presenza di Maria in mezzo alla nostra comunità e il culto che a lei dobbiamo quale nostra madre.

            Nella parete laterale del SS. Sacramento vi sono rappresentate quattro scene della vita della Madonna assieme a Gesù, e nelle cappelle laterali della parete opposta tre icone raffiguranti tre donne della carità vicine a Maria e vicine a noi nel tempo; esse sono di richiamo alla santità odierna nella scelta concreta della carità verso gli ultimi: sono la beata Madre Teresa di Calcutta, la venerabile Madre Speranza di Gesù e la venerabile Marianna Amico Roxas che amiamo pensare già come nostri intercessori in cielo.

                        Un ringraziamento per quanto realizzato va innanzitutto a Dio, e a Maria Santissima poi che ha voluto ed ha permesso questa sua casa che si rende accogliente a quanti qui vengono a pregare.

            Ogni fedele che viene in questa chiesa possa sentire quelle parole della Madonna che ho trovato scritte nella vetrata istoriata all’ingresso del Santuario Mariano di Tindari: “Entrate, figli, io sono la Madre”. Sarà un benvenuto che diventa un augurio; tutti ci possiamo fare raggiungere dall’ospite del cuore.

            Una preghiera di ringraziamento e di suffragio, poi, per Mons. Alfredo M. Garsia e per  padre Cataldo Riggi,  primi promotori.  Grazie anche al compianto Mons. Giovanni Speciale che ne ha delineato l’aspetto liturgico e iconografico. Il ringraziamento particolare va, anche, al nostro vescovo, Mons. Mario Russotto, il quale fin dal suo primo ingresso in Diocesi  ha creduto, sostenuto ed incoraggiato quest’opera. Ha benedetto la prima pietra, ha aperto al culto e dedicato questo tempio, da lui stesso definito: “bomboniera d’arte e di fede”. Nell’altare sono state collocate le reliquie di tre santi: S. Gemma Galgani, S. Gabriele dell’Addolorata e S. Maria Goretti.

            Il grazie va poi a quanti hanno curato la progettazione e l’esecuzione dell’intera opera, all’architetto Giuseppe Di Vita e all’intera equipe dei tecnici. A loro  va riconosciuto il grande merito di questa opera realizzata a perenne ricordo di un evento che diviene pietra miliare nella vita cristiana di San Cataldo. Tutto è stato fatto nella concordia e in sinergia.

            Un altro sincero ringraziamento va alla Ditta Sicef e alle diverse maestranze locali che con amore, professionalità e dedizione, sotto la guida di Giovanni Manduca, hanno realizzato questa costruzione. Dal capo cantiere ai singoli muratori, dagli elettricisti agli altri operai  va il grazie sincero e la riconoscenza per la loro dedizione instancabile e fruttuosa.

            Naturalmente un sentito e altrettanto ringraziamento va alla Banca di Credito Cooperativo “G. Toniolo” di San Cataldo, particolarmente nelle persone dell’allora presidente e del direttore, Gaetano e Salvatore Saporito, e all’intero Consiglio di Amministrazione.

            Un altrettanto riconoscimento  assieme al ringraziamento desidero aggiungere per quanti hanno collaborato con aiuti economici e con la propria disponibilità di servizio.

            Il Signore ci doni la gioiosa certezza che con questo edificio abbiamo voluto porre in questo territorio uno splendido segno della Sua presenza, che ci sostiene e conforta e sia  fonte di quella autentica speranza che solo Lui può dare a noi e alle nostre famiglie.

            Le famiglie del quartiere Santa Maria di Nazareth, ultimamente così denominato, ed ogni singolo fedele possano trovarsi in questo luogo santo come nella stessa casa di Nazareth, dove Paolo VI il 5 gennaio 1964 vi si recò da pellegrino ed ebbe a dire: “La casa di Nazareth è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, ad imitare. Qui impariamo il metodo che ci permetterà di conoscere chi è il Cristo. Qui scopriamo il bisogno di osservare il quadro del suo soggiorno in mezzo a noi: cioè i luoghi, i tempi, i costumi, il linguaggio, i sacri riti, tutto insomma ciò di cui Gesù si servì per manifestarsi al mondo”.

            Ci rallegriamo ed esultiamo perché Dio ha portato a compimento ciò che ha iniziato.

 

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Informazioni

Orari delle Messe

Feriali:
ore 17.30 (solo Mercoledì e Sabato);
Domenica:
ore 09.30
(da luglio a settembre ore 10,30)

Dove si Trova

Via Piersanti Mattarella, 7
93017 San Cataldo (CL)