La Scolastica: che cos'è e che ruolo ebbe Alberto Magno

La Scolastica è il complesso dei metodi e dei contenuti dell'insegnamento nelle scuole medievali, dalla fine del mondo antico al XIV secolo, secondo l'Enciclopedia Treccani. Nel Duecento, con le università e la diffusione di Aristotele, Alberto Magno ne fu uno dei maestri e aprì la strada alla ricezione di Aristotele che Tommaso d'Aquino portò a compimento.

Redazione di Sant'Alberto Magno · Vita, opere e preghierePubblicato il

Lezione universitaria del Trecento in una miniatura di Laurentius de Voltolina: la Scolastica insegnata agli studenti
Laurentius de Voltolina, lezione universitaria (seconda metà del XIV secolo), Kupferstichkabinett, Berlino · Immagine: Laurentius de Voltolina, PDM-owner, via Wikimedia Commons (ritagliata e ridimensionata)

Che cos’è la Scolastica?

Che cos’è la Scolastica lo spiega l’Enciclopedia Treccani, che la definisce il «complesso dei metodi e dei contenuti dell’insegnamento nelle scuole medievali, dalla fine del mondo antico al 14° secolo». Il nome deriva dal latino medievale scholasticus, cioè colui che opera nella schola come maestro o come discepolo. I metodi tipici della Scolastica sono il commento dei testi (lectio) e la discussione (disputatio), all’origine della scuola e dell’università medievali.

Come cambiò la Scolastica nel Duecento?

La Scolastica nel Duecento cambiò per due fattori, la diffusione delle opere di Aristotele e la nascita delle università, secondo Treccani. Le università divisero l’insegnamento in facoltà di arti, medicina, diritto e teologia. L’Aristotele che i latini lessero non era l’originale greco, ma un testo arrivato attraverso la mediazione del pensiero arabo e in parte ebraico.

Che ruolo ebbe Alberto Magno nella Scolastica?

Il ruolo che ebbe Alberto Magno nella Scolastica fu di aprire «la porta per la recezione completa della filosofia di Aristotele nella filosofia e teologia medioevale», nelle parole di Benedetto XVI. Treccani ricorda che Alberto lesse Aristotele attraverso Avicenna e il Liber de causis, con una forte impronta neoplatonica, e che rispetto a Tommaso d’Aquino fu «in misura assai minore» favorevole a una maggiore fedeltà al testo di Aristotele. Intorno ad Alberto nacque la «scuola albertina» di Colonia, con allievi come Ulrico di Strasburgo e Teodorico di Vriberg.

Fonti